Dopo il referendum in Grecia: risvolti italiani e prospettive inter-nazionali

Una soddisfazione indicibile, una gioia immensa: le intimidazioni, le minacce, il terrorismo (per ora solo) politico/finanziario euroatlantico non hanno pagato e piegato la maggioranza del popolo greco. Una grande vittoria in una guerra che, però, non è finita. Non abbiamo visto con favore la via del referendum (“Ci auguriamo che l’indizione sia un’operazione politica che punta a vincere, frutto di una lettura attenta della tendenza maggioritaria del Paese, e non un atto avventuristico, un salto nel buio con parvenza democratica”, 29 giugno) perché troppo alta la posta in gioco. Non per il contenuto in sé del referendum, su un documento nemmeno più sul tavolo negoziale, ma per la valenza politica che di fatto lo ha connotato. Ora tiriamo un sospiro di sollievo, perché non c’è tempo da perdere (una vittoria del SI avrebbe significato questo, perdere tempo, con uno scenario ed un’eredità peggiori).

La netta vittoria del NO ai diktat da macelleria sociale della Troika è ormai consegnato alla Storia come un fondamentale passaggio per la liberazione del Paese, un prezioso patrimonio politico che il governo greco è chiamato a non disperdere e vanificare con eventuali proposte di migliorie entro un inalterato quadro austeritario di umiliante subordinazione economica e politica del Paese. Del resto è bene non farsi illusioni: da alcune ore, per l’euroatlantismo, l’obiettivo all’ordine del giorno è il rovesciamento dell’attuale governo greco da raggiungere o concedendo qualcosa e logorandolo socialmente e politicamente sulla breve/media durata oppure, con il non avvio o la rottura a breve delle “negoziazioni”, con modalità eversive più drastiche a tutto campo (stile Ucraina, ad esempio, mutando –non nella sostanza– quel che ci sia da mutare).

In Grecia il difficile, in tal senso, comincia adesso. Ma “difficile” non vuol dire affatto, scontatamente, “sconfitta finale”. Intelligenza politica e relazioni internazionali più strette con Paesi non Allineati al sistema atlantico sono la chiave di volta sulla via della sovranità e dell’indipendenza nazionali e quindi in vista di ben diversi assetti di società e modalità di produzione.

La netta vittoria del NO ai diktat da macelleria sociale della Troika è anche un formidabile messaggio politico che arriva in tutti i Paesi del continente europeo sotto il giogo dell’euroatlantismo e che già sta producendo effetti diretti ed indiretti. Intanto dà più forza a chi intenda perseguire certe prospettive strategiche di sganciamento e di liberazione dall’euroatlantismo. Si può dire NO, si può alzare la testa e si può aspirare ad un diverso futuro, più dignitoso e degno di essere vissuto. Democrazia è quindi sovranità, ed è anche in-dipendenza, come rifiuto della dipendenza, della subalternità, della sottomissione. Ecco perché l’esempio greco è intollerabile per la Troika ed ecco perché il governo che l’ha reso possibile dev’essere spazzato via ed il suo popolo punito. Per la Troika la Grecia è da alcune ore il cattivo esempio al quale infliggere una punizione esemplare. Ecco perché i margini di negoziazione per una soluzione effettiva, a nostro avviso, fondamentalmente non ci sono.

Il messaggio politico che arriva dalle urne greche ha anche, ai nostri occhi, degli effetti che interessano ad esempio l’Italia.

Prima, però, una premessa che ci riguarda, per chiarezza. L’impianto politico/progettuale di Indipendenza non è quello di Syriza. Siamo (stati) critici nei confronti di alcuni passaggi dell’esperienza di governo e perplessi della sua scelta referendaria (non tanto per la scelta in sé quanto per la sensazione che vi si fosse arrivati senza la certezza di vincere e senza una vera consapevolezza su come gestirne la campagna).

Seguiamo Syriza da non molto tempo prima delle elezioni del 2012, analizzandone la storia, l’evoluzione, le dinamiche interne tra le diverse tante anime (per quanto possibile vista la complessità), la piattaforma politica che maturava in vista delle elezioni politiche del 2012 (duplice ricorso alle urne, a maggio e a giugno, per l’impossibilità, dopo la prima tornata elettorale, di formare un esecutivo) e poi quei suoi 40 punti.

Abbiamo continuato a seguire perché avvertivamo che la sfida politica di Syriza, fermata allora dalla prima formazione politica (Nuova Democrazia) per uno scarto di poco più di 170.551 voti, la candidava alla vittoria alle successive elezioni, a meno di un suo non prevedibile sfaldamento interno e che poi, infatti, non c’è stato.

Questo nostro convincimento –ed interesse– era dato dal combinato di elementi che qui sinteticamente richiamiamo: a) campagna elettorale all’insegna di concetti chiave quali “dialogo” e “negoziazione” con la Troika; b) un impianto generale che non pone affatto la fuoriuscita dalla UE e dall’euro; c) un programma elettorale che di fatto, per la sua realizzazione, porta inevitabilmente fuori dalla UE e dall’euro, perché ne scardina le fondamenta, e sul quale la Troika mai avrebbe potuto né dialogare né negoziare, pena il suo suicidio politico. Non a caso il titolo di quell’articolo era “Grecia/ La sovranità di Syriza”.

Con la vittoria elettorale del 25 gennaio 2015 si è aperta una fase da “teatro dell’assurdo” ad investire Troika e governo greco: sul piano superficiale delle dichiarazioni si dice una cosa, poi un’altra, poi le si rovescia, si sono siglati accordi dove si potevano leggere cose contrastanti; sul piano sostanziale (atti del governo greco e contenuto degli accordi) procedeva di scorrimento un’altra storia che, ai nostri occhi, rendeva ineluttabile l’esito che poi ha portato al referendum, esso stesso da “teatro dell’assurdo” (vertendo su un programma della Troika poi non più riconosciuto dalla stessa), ma significativo per la valenza politica, a trascendere l’ “assurdità” di cui sopra. In altri termini vedevamo maturare uno scenario sovranista, con un’interessante, quantunque moderatamente significativa (nel contesto dato), qualità sociale delle rivendicazioni non negoziabili.

Tutta questa fase ci è parsa ancor più di di estremo interesse, perché corredata da pretese, ultimatum, ricatti, intimidazioni, minacce, fino al terrorismo finanziario (dopo l’indizione del referendum) contro il governo ed il popolo greco a rendere plateale e palese a tutti –l’abbiamo scritto– la miserabilità e la vuotezza morale e politica del progetto atlantico europeo; 2) il disprezzo verso il responso delle urne; 3) l’impossibilità di cambiare l’Unione Europea dall’interno.

L’idea di un’altra Europa che maturi, riformandola, dentro l’Unione Europea esistente si è infranta da tempo (l’impossibilità è strutturale dall’origine…) e questi cinque mesi e mezzo circa dall’ascesa al governo (il 25 gennaio) di Syriza hanno avuto il merito di evidenziare molto chiaramente tutto questo. Stante questo contesto ci è parso quindi politicamente inopportuno e non utile far emergere pubblicamente certe nostre perplessità sull’operato di Syriza, perché ci apparivano secondarie rispetto al ben più interessante quadro generale che stava maturando ed anche perché, al netto di aggiustamenti (ai nostri occhi) possibili, potevano rientrare in (anche fortemente discutibili) uscite tattiche.

Paradossalmente ci ha più preoccupato l’indizione del referendum per le ragioni su indicate.

Fatta questa premessa, entriamo nel merito degli effetti in Italia del messaggio politico che arriva dalle urne greche: da un lato contraddizioni/ambiguità di talune forze che si sono ispirate a Syriza e/o plaudito al suo successo referendario e dall’altro rigidità dogmatiche, pregiudizi politici, incapacità patenti di analisi e di tattica politica che ha investito forze di certa altra sinistra e di certo sovranismo.

C’è una parte della sinistra (largamente intesa), che si è ispirata a suo tempo a Tsipras/Syriza o l’ha riscoperto nelle ultime ore, che dev’essere incalzata e le sue contraddizioni/ambiguità fatte esplodere sul perché in Italia non recepiscano quell’impianto sovranista che incastona e può rendere attuabile quel programma economico-sociale di fase di Tsipras/Syriza. C’è poi il M5S, che ha tanto plaudito anche al merito della prospettiva politica determinatasi con l’azione di governo di Syriza e che dev’essere incalzato pure in relazione a questo, ad una chiarezza di indirizzo sul tema del combinato UE-euro e quindi su una necessaria (e comunque insufficiente…) lotta per la sovranità politica a tutto campo. Vi è infine certo sovranismo che ha costruito e denigrato Tsipras/Syriza poco informandosi o, in certi casi, facendolo ma costruendo poi strane interpretazioni, piegando frasi e passaggi di anche discutibile tattica di questo o di quel dirigente entro ipotesi strampalate e demonologiche, insultando e denigrando, salvo poi, non pochi, scoprirsi dopo l’esito del referendum dei novelli “je suis Tsipras”. Lo si è fatto per miseri interessi di piccolo cabotaggio della propria organizzazione e/o anche per certo livore pregiudiziale con ciò che è ‘altro ‘da sé o anche ‘di sinistra’, una ‘sinistra’ purchessia, senza distinzioni. Quanti poi, compresi irriducibili cultori demonologici, hanno poi espresso stupore, meraviglia, per l’evolversi delle cose, salvo –alcuni, però– quadrare il cerchio sostenendo che Tsipras/Syriza è arrivata dove arrivata non perché lo volesse, ma per effetto degli eventi e delle reazioni altrui. Insomma, senza ritegno e contegno del ridicolo…

Questo (variegato) sovranismo dev’essere incalzato politicamente in termini di contenuto e di serietà (quanto meno sul piano dell’analisi e della presa in considerazione, condivisibile o meno, della tattica), perché sovente manchevole e recidivo in tal senso e connotato da superficialismo e rigidità dogmatiche. E soprattutto, poi, perché effettivamente non è bene essere per un qualunque sovranismo.

È un messaggio, quello che arriva dalle urne greche, che ha –non volendolo– dei salutari effetti a svelare opportunismi e superficialità, e che indirettamente suggerisce riflessioni interne a certe organizzazioni, ai singoli ed anche pubbliche, di confronto.

Per chi vuole parlarne di persona, ribadiamo l’invito all’incontro del prossimo 9 luglio i cui dettagli trovate qui

Indipendenza

7 luglio 2015

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Informazioni su associazioneindipendenza

Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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