Grecia: appunti in vista del referendum

In modo particolare dopo la sua ascesa al governo, Tsipras/Syriza ha diviso passionalmente in Italia. Interessa qui considerare due ‘aree’: da un lato gli apologeti (‘syrizini’&affini) dall’altro i detrattori (il pressoché totale variegato fronte dei sovranisti anti-euro e/o anti-UE).
Parliamo di formazioni politiche prima che di individualità.
Gli apologeti, arrivati a costituire una lista con il suo nome, non hanno mai colto la natura fattivamente, anche se mai esplicitamente sovranista, della piattaforma politica di Syriza (dai 40 punti del 2012 ad oggi), comunque di rottura con l’impianto dell’Unione Europea. Una lista, quella Tsipras in Italia, con obiettivi –vien da pensare– elettoralistici vista l’assenza di un analogo impianto programmatico.
I detrattori, anche quelli per la fuoriuscita dalla UE e di conseguenza anche dall’euro, hanno bollato in mille modi Tsipras/Syriza salvo rimanere spiazzati dal risolversi ‘di fase’ della situazione (rottura delle negoziazioni e referendum). Sarebbe bastato leggere i contenuti dei documenti ufficiali scaturiti da accordi puntualmente disattesi e prestare meno attenzione alle dichiarazioni di circostanza delle due parti…

Tre anni fa su “Indipendenza” (rivista cartacea) veniva pubblicato l’articolo “Grecia/ La sovranità di Syriza”. Particolare attenzione era rivolta al suo programma in 40 punti. Notammo la loro assoluta incompatibilità con la permanenza nella UE e, sulla NATO, era chiarissima la seconda parte del punto 40: “…uscire dalla NATO”. Scrivemmo che “…l’essenziale risiede nel presupposto per la sua realizzazione, cioè nel recupero della sovranità che pure formalmente non viene mai evocata, e quindi nello sganciamento dai Trattati e dalla moneta coloniale euroatlantica. Già solo questi punti programmatici, infatti, sarebbero inaccettabili, se non letteralmente irricevibili per qualsiasi ‘tavolo negoziale’ con le oligarchie di Bruxelles-Francoforte-Washington. I Trattati parlano chiaro. Di più. La reperibilità dei fondi in grado di sostanziare quei punti programmatici presuppongono uno sviluppo economico e incorporano una politica protezionista conseguente, connessa con un ruolo centrale, decisivo, dell’azione di Stato. Insomma, siamo agli antipodi delle direttrici perseguite dal processo di integrazione europeo. Non serve essere dei politologi per cogliere che si tratta di un programma in assoluto contrasto con i diktat ed i vincoli europei. (…) Sembra quasi di vedere, con Syriza al governo, la delegazione greca incontrarsi con i vertici euroatlantici (ipotizzandone la fattibilità), porre le proprie condizioni, vedersele rifiutare e comunicarlo con grande enfasi, davanti alle telecamere, al proprio popolo. Far maturare in questo modo tra le classi dominate greche il grado di consapevolezza e di dignità, l’inevitabilità e la necessità della fuoriuscita, acquisendo consenso ben oltre il proprio bacino elettorale, scaricando l’arma del terrore massmediatico e facendo emergere i reali interessi materiali in gioco” (Indipendenza, n. 32 – settembre/ottobre 2012).

Syriza ha proseguito la sua linea anche dopo l’ascesa al governo il 25 gennaio scorso. Abbiamo seguito le negoziazioni leggendo i documenti ufficiali via via sfornati ed osservato le dinamiche politiche e l’evoluzione delle cose. Abbiamo più volte scritto al riguardo e parlato in occasione di nostre (di “Indipendenza”) specifiche iniziative. Non ci siamo mai sperticati in lodi (non condividendo degli accenti e alcune posizioni), ma prestato attenzione ad una linea politica –quella di Syriza– che, al di là delle sue dichiarazioni europeiste, andava dritto dritto allo scontro con la UE: o questa avrebbe dovuto con/cedere, avviando un precedente pericoloso nell’Unione, oppure avrebbe mostrato il volto feroce (che le appartiene) ed il pugno di ferro (che solo in parte –il che è tutto dire…– ha sinora calato). Dal punto di vista politico questi anni e particolarmente questi cinque mesi di governo possono essere serviti a mostrare a parte (probabilmente consistente) del popolo greco (e non solo) cos’è la UE, la sua irriformabilità, la sua miseria morale e politica.
Su misure minimali, “umanitarie”, la UE dice “no” e rilancia con richieste di provvedimenti ulteriori da devastazione sociale di una situazione già devastata (tagli alle pensioni, licenziamenti, aumento dei prezzi, aumento della tassazione sulle famiglie, ecc.). Tutto questo produce una politica di ‘accumulo delle forze’ sociali. Allo scontro non ci si va con ristrette elite, ma con forze popolari organizzate ed una dirigenza preparata, collegiale e diffusa. Allo scenario che in quello scritto del 2012 prefiguravamo per la Grecia alla fine siamo arrivati.

Ora, domenica 5 luglio, c’è questo referendum, se accettare o respingere le proposte della Troika che vogliono accentuare l’opera di spoliazione e distruzione sociale della nazione. Non abbiamo il polso della società greca nel suo complesso e, nonostante le cose e l’aspettativa logica dei numeri impongano un certo esito, è bene aspettare il responso ufficiale. Ci auguriamo che l’indizione sia un’operazione politica che punta a vincere, frutto di una lettura attenta della tendenza maggioritaria del Paese, e non un atto avventuristico, un salto nel buio con parvenza democratica. È chiaro che una vittoria dei NO, con uno sviluppo a seguire non così scontato come ci si potrebbe aspettare, aprirebbe una fase che la vittoria dei SI potrebbe solo ritardare ma con ripercussioni evidenti sugli attuali assetti politici greci.

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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